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In Basilicata la sanità è diventata, per molti cittadini, una prova di resistenza: tempi lunghi, percorsi complicati, prestazioni che si rincorrono tra prenotazioni, rinvii e soluzioni "fuori regione". Non è solo una questione di percezione: alcuni indicatori istituzionali e analisi indipendenti descrivono una regione in difficoltà soprattutto sul fronte dell'assistenza territoriale, cioè proprio quella che dovrebbe prevenire complicazioni, ridurre accessi impropri in ospedale e garantire continuità di cura.
LEA 2023: il segnale più chiaro arriva dall'assistenza distrettualeIl monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) avviene tramite il Nuovo Sistema di Garanzia (NSG) del Ministero della Salute: gli indicatori vengono trasformati in punteggi da 0 a 100 e 60 rappresenta la soglia minima di "garanzia/sufficienza".
Proprio qui emerge una criticità rilevante: per il 2023, diverse ricostruzioni giornalistiche indicano la Basilicata sotto soglia nell'area distrettuale/territoriale, condizione che pesa sull'adempienza complessiva.
La stessa comunicazione istituzionale regionale ha riconosciuto che i risultati LEA 2023 sono "noti e analizzati" e che le azioni di rafforzamento si orientano in particolare su assistenza territoriale e prevenzione.
Il dato politico-amministrativo è semplice: se il territorio è debole, la sanità diventa più ospedale-centrica, meno capace di presa in carico dei cronici, più esposta a intasamenti e ritardi. E a pagare sono soprattutto anziani, malati cronici e cittadini delle aree interne.
Mobilità sanitaria: quando "curarsi altrove" non è scelta, ma necessitàUn'altra cartina di tornasole è la mobilità sanitaria. Secondo Fondazione GIMBE, nel 2022 la mobilità interregionale ha raggiunto € 5,04 miliardi, con un forte squilibrio a sfavore del Mezzogiorno.
Nel caso lucano, una lettura locale dei dati GIMBE ha evidenziato per il 2022 un saldo negativo rilevante (mobilità passiva maggiore di quella attiva).
Al di là dei numeri, la sostanza è questa: la mobilità non è solo un problema contabile. È perdita di fiducia. E quando la fiducia cala, i cittadini che possono si spostano, mentre chi non può resta intrappolato in tempi e percorsi più faticosi, ampliando le disuguaglianze.
Per misurare esiti e performance clinico-organizzative esiste il Programma Nazionale Esiti (PNE) di AGENAS, nato come strumento a supporto di audit e miglioramento.
Il punto critico non è "avere i dati": è cosa se ne fa. Se l'uso del PNE resta comunicazione (valorizzare ciò che va bene, spiegare ciò che va male), manca il pezzo decisivo: una strategia pubblica e verificabile che dica quali percorsi vanno rafforzati, dove, con quali tempi, e chi risponde dei risultati.
Il nodo vero: governance e priorità (territorio, personale, accesso)Un articolo critico serio deve dirlo senza slogan: la Basilicata non può permettersi una sanità "a scatti", fatta di interventi tampone e narrazioni alternanti ("va tutto bene" vs "va tutto male"). Servono priorità nette:
La Basilicata ha competenze e presìdi che funzionano, ma il sistema nel suo complesso mostra segnali di affanno, soprattutto dove dovrebbe essere più forte: sul territorio e nella continuità delle cure. I LEA 2023 e la fotografia della mobilità sanitaria non sono "armi" politiche: sono indicatori che chiedono una risposta di governo. Continuare a gestire l'emergenza senza cambiare struttura e priorità significa accettare, di fatto, una sanità a due velocità.
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