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PNRR nell'ultimo miglio: a ridosso della scadenza, cosa resta davvero da fare (con la Basilicata come caso di studio)

PNNR-Caso-Studio-La-Basilicata

 C'è un dettaglio che vale la pena chiarire subito, perché cambia la prospettiva con cui leggere questo bilancio: il PNRR non è "a un anno dalla scadenza". È arrivato al capolinea proprio in questi giorni. Il 31 agosto 2026 è scaduto il termine ultimo ed europeo per completare la documentazione e la rendicontazione di tutti gli interventi del Piano; il 30 settembre 2026 — tra poco più di tre settimane — l'Italia dovrà inviare alla Commissione Europea l'ultima richiesta di pagamento; la valutazione di Bruxelles arriverà entro il 30 novembre, e l'erogazione della rata finale entro il 31 dicembre 2026, chiudendo formalmente il più grande piano di investimenti pubblici della storia repubblicana. Questo articolo prova a fare un bilancio onesto di dove siamo arrivati, usando la Basilicata come caso di studio concreto di un problema che riguarda l'intero Mezzogiorno.

Il calendario finale del PNRR: cosa è già successo e cosa manca Le tappe da qui alla chiusura del Piano

Il percorso residuo del PNRR è ormai scandito da scadenze non prorogabili. Le linee guida pubblicate dal Ministero dell'Economia nel corso del 2026 hanno fissato il 30 giugno come data ordinaria per l'ultimazione sostanziale degli interventi, con una finestra di tolleranza eccezionale fino al 31 agosto per completare la documentazione di rendicontazione — termine che, come detto, è già scaduto. Da qui in avanti, ogni attività non conclusa e non adeguatamente documentata non sarà più conteggiata ai fini del pagamento né inclusa nel calcolo finale del Piano. È una scadenza che il Ministro per gli Affari Europei e il PNRR, Tommaso Foti, ha definito "termine ultimo e inderogabile", lasciando poco spazio a interpretazioni.

Il quadro finanziario complessivo

Sul piano dei numeri aggregati, l'Italia ha finora ottenuto risultati non trascurabili: secondo il referto della Corte dei Conti relativo ai dati aggiornati al 13 febbraio 2026, la Commissione Europea ha già trasferito 153,2 miliardi di euro, circa il 79% della dotazione complessiva del Piano, a fronte di 366 traguardi e obiettivi raggiunti sui 575 complessivamente previsti dopo le revisioni. È un dato che, isolato dal resto, racconterebbe una storia di sostanziale successo. Ma è proprio scendendo dal livello nazionale a quello territoriale che il quadro si fa più contrastato.

Lo stato di avanzamento nazionale: luci e ombre Un Paese a due velocità

Il referto della Sezione delle autonomie della Corte dei Conti, relativo agli oltre 122mila progetti PNRR affidati agli enti territoriali come soggetti attuatori, mostra un divario Nord-Sud che è difficile ignorare. Alla data del 13 febbraio 2026 risultavano conclusi 51.390 progetti su 122.092, circa il 42% del totale — ma con differenze enormi da regione a regione. Al Nord, la Valle d'Aosta aveva completato il 65% degli interventi, la Lombardia il 57%, il Piemonte il 55%. Al Sud, la Sicilia si fermava al 22,4%, la Puglia al 29,6%, la Basilicata al 32,8%.

Il nodo che i titoli spesso non raccontano: procedurale non è uguale a finanziario

Un aspetto meno visibile, ma altrettanto rilevante, riguarda la distanza tra avanzamento procedurale e avanzamento finanziario reale. La Corte dei Conti segnala che, nonostante segnali di accelerazione nella fase finale del Piano, il livello complessivo dei pagamenti resta inferiore alla metà del valore totale degli interventi. In altre parole: un progetto può risultare formalmente avviato, con fascicoli aperti e cantieri in corso, senza che questo si traduca in pagamenti effettivi ai fornitori né in un reale stato di completamento fisico dell'opera. È una distinzione tecnica ma cruciale, perché è proprio nell'ultimo miglio — quando mancano poche settimane a una scadenza non prorogabile — che il divario tra "progetto avanzato sulla carta" e "opera realmente conclusa" rischia di trasformarsi in fondi persi.

La Basilicata come caso di studio I numeri che pesano

Nel perimetro territoriale del PNRR, la Basilicata conta 3.698 interventi (identificati dai codici CUP/CLP), per un costo complessivo di circa 708 milioni di euro a regia regionale, a cui si aggiunge oltre un miliardo di euro di progetti a regia esterna — quelli gestiti direttamente da ministeri ed enti nazionali, come le grandi infrastrutture ferroviarie, stradali e di connessione a banda larga. Secondo i dati aggiornati a febbraio 2026, la quota di progetti completati si fermava al 32,8%, con pagamenti sul costo complessivo degli interventi fermi al 35,9% — un dato che, come ha sottolineato l'opposizione regionale in una richiesta di chiarimenti alla giunta, colloca la Basilicata tra le regioni italiane in maggiore difficoltà nell'attuazione concreta del Piano.

Cosa si gioca davvero sul territorio

Non si tratta di un dato puramente contabile. Per una regione fragile dal punto di vista demografico ed economico come la Basilicata, il PNRR rappresenta probabilmente l'ultima occasione di questa portata per colmare parte del divario infrastrutturale accumulato nei decenni. Una quota consistente dei finanziamenti riguarda la sanità territoriale: la Missione 6 del Piano ha previsto in regione 86 interventi tra Case della Comunità, Ospedali di Comunità, digitalizzazione sanitaria e nuove apparecchiature diagnostiche. La Regione ha sostenuto che la maggior parte dei cantieri fosse, già in primavera, in fase avanzata, con l'obiettivo di completare molte strutture entro l'estate 2026 — un obiettivo che, alla luce della scadenza del 31 agosto ormai trascorsa, meriterebbe oggi una verifica puntuale, intervento per intervento, più che un bilancio generico.

Perché il divario Nord-Sud persiste: le stesse cause strutturali, un'occasione che si chiude

Le cause di questo divario non sono nuove, e in parte coincidono con quelle già emerse analizzando la spesa dei fondi europei di coesione nel Mezzogiorno: carenza cronica di personale tecnico specializzato nelle amministrazioni più piccole, sovrapposizione tra cicli di programmazione diversi che assorbe energie amministrative già scarse, complessità crescente degli adempimenti di rendicontazione. Con il PNRR, però, questi limiti strutturali pesano in modo ancora più netto, per una ragione semplice: a differenza dei fondi di coesione 2021-2027, che restano aperti fino alla fine del decennio, il PNRR ha una scadenza fissa e non prorogabile, che si sta chiudendo proprio in queste settimane. Un ritardo che in altri strumenti finanziari potrebbe essere recuperato negli anni successivi, qui rischia semplicemente di tradursi in fondi non erogati.

Cosa resta davvero da fare nell'ultimo miglio Allineare il dato procedurale a quello finanziario

La priorità più urgente, per i soggetti attuatori che hanno ancora fascicoli aperti, è esattamente quella segnalata dalla Corte dei Conti: dimostrare non solo che un intervento è stato realizzato, ma che il relativo pagamento è stato effettivamente erogato e correttamente documentato sulla piattaforma ReGiS, il sistema informativo unico di monitoraggio del Piano. Un progetto fisicamente completato ma con la documentazione finanziaria incompleta rischia, a questo punto del percorso, di non essere conteggiato affatto ai fini della rendicontazione finale.

La corsa contro un termine che non ammette eccezioni

Le linee guida ministeriali sono state chiare su un punto: il termine del 31 agosto 2026 è "finale e non derogabile", con margini di flessibilità limitati solo a casi eccezionali autorizzati formalmente prima della scadenza stessa. Per le amministrazioni territoriali che accusano ancora ritardi, questo significa che le prossime settimane — dedicate alla richiesta di pagamento finale del 30 settembre — sono l'ultima finestra realistica per completare fascicoli, certificazioni di ultimazione lavori e collaudi coerenti con quanto caricato a sistema.

Cosa succede a chi non ce la fa

Le conseguenze di un mancato completamento non sono astratte. Le attività non concluse e non documentate entro i termini non verranno conteggiate ai fini del pagamento, con il rischio concreto — già segnalato da diverse amministrazioni locali — di dover restituire risorse già anticipate su progetti che risultassero, in sede di verifica, non conformi o non completati. È un rischio che pesa proporzionalmente di più sui territori con meno capacità amministrativa di gestire una fase di chiusura tanto densa di adempimenti tecnici in così poco tempo.

Riflessione finale: un bilancio che non si può ancora scrivere del tutto

Sarebbe comodo, a questo punto, tirare una conclusione netta — "il PNRR ha funzionato" oppure "il PNRR ha fallito nel Mezzogiorno" — ma un bilancio onesto, in queste settimane, deve ammettere un margine di incertezza che si scioglierà solo nei prossimi mesi. Il 79% delle risorse già trasferite dalla Commissione Europea racconta un Paese che, nel complesso, ha retto l'urto di un piano di investimenti senza precedenti. Il 32,8% di progetti completati in Basilicata, e la persistente distanza tra dato procedurale e dato finanziario in tutto il Mezzogiorno, raccontano invece un'occasione che rischia di essere colta solo in parte, proprio nei territori che ne avevano più bisogno. La domanda più onesta da porsi, con il Piano ormai alle sue ultime settimane di vita operativa, non è più "come sta andando il PNRR", ma "quanto di ciò che è rimasto indietro in queste settimane verrà davvero recuperato, e quanto si tradurrà, semplicemente, in un'occasione persa che non si ripresenterà con la stessa intensità di risorse".

Fonti: Corte dei Conti — Sezione delle autonomie, Referto sullo stato di attuazione dei progetti PNRR e PNC (dati ReGiS al 13 febbraio 2026); Ministero dell'Economia e delle Finanze, Linee guida per la conclusione degli interventi PNRR (2026); Struttura di Missione PNRR Basilicata; Il Quotidiano del Sud; QdS; PublicPolicy; MIRA Network; Sbircia la Notizia. Articolo aggiornato al 7 settembre 2026.

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