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Questa non è civiltà: violenze durante la manifestazione per Askatasuna: condanna ferma della guerriglia urbana

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Gli episodi di violenza verificatisi a Torino nel corso della manifestazione a sostegno di Askatasuna rappresentano un fatto grave e inaccettabile, che nulla ha a che vedere con il diritto legittimo di manifestare e di esprimere dissenso.

Quanto accaduto – con scontri, devastazioni e attacchi alle forze dell'ordine – configura una vera e propria guerriglia urbana. Un'escalation di violenza che colpisce non solo le istituzioni, ma l'intera comunità civile.

In questo contesto, le parole della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha parlato di "Stato colpito", descrivono con chiarezza la portata dell'accaduto: quando la violenza diventa strumento di azione politica, viene colpito il fondamento stesso dello Stato di diritto.

Il diritto di manifestare è un principio cardine della democrazia, ma non può mai tradursi in violenza, intimidazione o distruzione. Superato questo confine, la protesta perde ogni legittimità e si trasforma in una negazione delle regole comuni.

Il caso di Askatasuna riporta al centro una questione più ampia: nessuna causa, nessuna rivendicazione e nessun simbolo possono giustificare atti di violenza o lo scontro sistematico con le istituzioni. Difendere una posizione attraverso la forza significa rifiutare il confronto democratico e minare la convivenza civile.

Colpire lo Stato significa colpire la sicurezza dei cittadini, il lavoro delle forze dell'ordine, il diritto di tutti a vivere gli spazi pubblici senza paura. Non si tratta di uno scontro ideologico, ma di una questione di legalità e responsabilità.

È necessario affermarlo con fermezza: questo non è più accettabile.
La violenza non è una forma di protesta, non è espressione di libertà e non produce cambiamento. Al contrario, delegittima le istanze sociali e indebolisce il tessuto democratico.

Ribadiamo la nostra condanna netta di ogni forma di violenza e rinnoviamo l'appello a tutte le forze politiche, sociali e associative affinché si riaffermi con chiarezza un principio fondamentale: il dissenso è legittimo solo se esercitato nel rispetto delle regole democratiche.

Perché senza legalità, senza rispetto e senza responsabilità, non può esserci né libertà né civiltà.


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