La storia dell’Associazione Nazionale Giovani e Liberi
Le origini
Giovani e Liberi nasce come realtà associativa a vocazione nazionale, con una scelta fondativa precisa: mettere insieme culture diverse invece di rappresentarne una sola. Fin dall’inizio nella stessa casa convivono sensibilità laiche e cattoliche, unite dal desiderio di dare ai giovani uno spazio di partecipazione e di proposta.
Non era una scelta scontata. Negli anni Novanta le grandi aggregazioni giovanili avevano spesso un’identità legata a una sola tradizione politica o religiosa. Un’associazione che rivendicava il dialogo come metodo, e non come ripiego, si collocava in una posizione originale.
Gli anni delle udienze al Quirinale (1998-2000)
Il periodo di maggiore visibilità istituzionale è quello a cavallo del Duemila. L’Associazione fu ricevuta in udienza al Quirinale:
- nel 1998 e nel 1999 dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro;
- nel 2000 dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi.
Tre udienze in tre anni, con due presidenti diversi, indicano un rapporto con le istituzioni che non fu episodico.
La proposta del Forum Nazionale dei Giovani
In questa stagione Giovani e Liberi avanzò la proposta di un organismo nazionale capace di dare rappresentanza unitaria ai giovani, il “Forum Nazionale dei Giovani”.
Gli anni successivi
Nel frattempo l’identità dell’Associazione si è consolidata attorno ai valori che oggi la definiscono:
- la pluralità come metodo;
- un nuovo umanesimo centrato sulla persona;
- la dignità e l’uguaglianza di tutte le persone;
- le pari opportunità effettive di espressione e di sostegno;
- l’idea di una concreta “città dell’uomo” da costruire nei quartieri e nelle città.
Ecc.mo Sig. Presidente della Repubblica Italiana,
a nome dei “giovani & liberi” italiani voglia accettare i più sentiti ringraziamenti per l’appello rivolto a tutti i cittadini della nostra Repubblica a riscoprire la partecipazione alla vita sociale e politica quale momento imprescindibile per costruire il proprio presente, il futuro dei nostri figli e quello delle generazioni avvenire. In questo tempo così delicato per la globalizzazione dei processi economici e la più generale situazione internazionale, le giovani generazioni del nostro Paese si trovano a confrontarsi con il venir meno delle certezze su cui fino a ieri si erano basate scelte di fondamentale importanza per la piena realizzazione di ogni uomo e di ogni donna in relazione alle opportunità lavorative ed alla possibilità di formarsi una famiglia.
Un’intera generazione di giovani italiani, in formazione o già impegnati a tutti i livelli nei vari settori della società civile italiana, dal mondo del lavoro all’’economia, dall’istruzione alla ricerca scientifica e tecnologica, rischia di vedersi relegare ai margini della società per scomparire in una dimensione di totale “invisibilità” ed impossibilità a realizzare le enormi potenzialità di cui è portatrice. Mai come oggi e grazie a sessant’anni di conquiste repubblicane nel campo dell’istruzione e della formazione, il nostro Paese ha avuto a disposizione un “capitale umano” così ricco e potenzialmente prezioso. La Repubblica si è dimostrata in grado di assolvere a quell’alto compito assegnatole dai padri costituenti di creare un ambiente favorevole affinché tutti i giovani – senza differenze di censo, di sesso e di appartenenze – potessero avere la possibilità di accedere ai percorsi formativi necessari a realizzare le potenzialità del proprio essere. Quanti insigni professionisti sono sbocciati grazie alla Repubblica tra i figli dei contadini e degli umili. Eppure i giovani italiani di oggi, sfiduciati nelle possibilità della Politica come strumento capace di incidere realmente nella direzione del progresso, non riescono – se si escludono fortunati casi individuali – a contribuire con decisione allo sviluppo sociale, economico e culturale del Paese. Ciò è dovuto non soltanto al mancato riconoscimento del merito individuale (che troppo spesso non viene premiato, quando non è addirittura penalizzato), né alla generale tendenza che vede in Italia un’elevata età media in ogni ambiente del mondo economico, sociale ed istituzionale, ma anche ad un diffuso disinteresse degli stessi giovani nei confronti della “cosa pubblica”, seppure con l’attenuante della disillusione conseguente alla constatazione di una progressiva chiusura degli spazi di partecipazione una volta garantiti dalle sezioni di partito e dai movimenti civici locali. L’obiettivo principale che l’associazione nazionale “Giovani & Liberi” si propone è proprio quello di richiamare i giovani a vivere attivamente la propria appartenenza alla Repubblica, come cittadini, uomini e donne che non possono disinteressarsi della costruzione di una società più giusta e più umana, più libera e più responsabile, attraverso la riappropriazione di spazi di partecipazione alla vita della propria comunità locale e regionale, dove è più facile riuscire ad incidere a medio e breve termine con iniziative fondate sull’analisi delle necessità collettive ed individuali. Ci rivolgiamo a Lei, Signor Presidente, chiedendoLe l’opportunità di un incontro in cui manifestarle le domande più urgenti a cui i giovani italiani sentono il bisogno di contribuire in prima persona a rispondere, sicuri che la sua sensibilità non farà mai mancare un adeguato sostegno ad una generazione di giovani che “sente” di avere molto da dare, prima che lo scoraggiamento derivante dalle difficoltà e talvolta dall’impossibilità concreta di potersi esprimere non prenda il sopravvento e finisca col disperdere un patrimonio umano così prezioso. I giovani hanno bisogno della Repubblica, Signor Presidente, ma la Repubblica ha bisogno dei suoi giovani. Ci aiuti a risvegliare dal torpore del disincanto e della delusione i trentenni ed i ventenni di questo nostro grande Paese, culla dell’umanesimo, perché possa tornare a sperare e diventare un modello di civiltà per l’Europa e per l’umanità. Ci aiuti, Signor Presidente, a portare all’attenzione del Paese l’esistenza di una “questione generazionale” fin troppo a lungo ignorata, che rischia di minare le basi stesse della nostra società, basti pensare al drammatico calo demografico che fa della nostra Italia un Paese “vecchio”. Un Paese è “vecchio”, Signor Presidente, non solo quando i bambini non nascono più perché gli adulti hanno troppa paura di dover rinunciare al proprio egoismo; un Paese è “vecchio” quando smette di guardare al futuro con speranza, quando smette di sognare,quando spezza le ali alle aspirazioni dei propri giovani; un Paese è “vecchio” quando smette di progettare sè stesso, quando smette di sostenere le famiglie e comincia ad ignorare i propri figli. Ci aiuti, Signor Presidente, a “reinventare il Paese ripartendo dai giovani”, così come recita il nostro motto. Sappiamo che si tratta di un’impresa difficile; noi stessi ci siamo scontrati con la diffidenza e l’apatia dei nostri coetanei, ma siamo convinti di non poter rinunciare. Chiediamo il suo sostegno per i giovani italiani e confidiamo nella sua benevolenza, auspicando di poterLa incontrare prima o poi per esprimerle di persona i nostri sentimenti.
Napoli, lì 3 gennaio 2007
Oronzo Candela
Prisco Piscitelli





















